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Come abbiamo visto nell'analisi sulla stratificazione del magazzino, il Dead Stock (beni obsoleti, invendibili o a rotazione nulla) è la parte più critica delle giacenze. Se ignorato, non solo blocca preziosa liquidità, ma distorce drasticamente i risultati di bilancio, con ripercussioni che vanno ben oltre il semplice costo finanziario.
L'obiettivo non è solo svalutare la merce ferma, ma implementare un processo di prevenzione che agisca ove possibile sulle cause e fornisca dati corretti per una gestione aziendale basata sui dati obiettivi. Anche questo rientra negli obiettivi di un controllo di gestione avanzato.
Ogni analisi specifica (come quella che state leggendo) acquista valore solo se inserita in un sistema di controllo di gestione integrato.
Il mio metodo di lavoro non si appoggia a strumenti di Business Intelligence entry-level, ma utilizza un'infrastruttura tecnologica avanzata con logiche SQL e Python per estrarre, pulire, elaborare ed incrociare i dati, garantendo analisi avanzate, certe ed affidabili anche partendo da software gestionali obsoleti.
Le conseguenze legali e fiscali di un magazzino sopravvalutato
Prevenzione: intervenire prima del Dead Stock
Soluzioni per la gestione del Dead Stock
Svalutazione in bilancio: dati affidabili ed impostazione dei processi
Il magazzino, rappresentando un attivo patrimoniale, è un punto delicato del bilancio. Se le rimanenze sono contabilizzate ad un valore superiore a quello realizzabile (merci obsolete valutate al costo d'acquisto), si verifica una sopravvalutazione che innesca una serie di problemi:
Non affrontare il Dead Stock non è mai conveniente. È come chiudere gli occhi davanti ad un problema grave, non si fa altro che procrastinarlo nel futuro, rendendolo sempre più difficile da affrontare. È invece necessario avere il coraggio di gestire la realtà, per poter agire sulle cause e riorganizzare l'impostazione commerciale e di magazzino.
Analizziamo insieme l'impatto fiscale e legale delle rimanenze.
Richiesta infoLa migliore strategia contro l'obsolescenza è la prevenzione. La prima mossa è diagnosticare l'origine del problema, che può essere:
Solo identificando l'origine si può modificare il processo (controllo prima degli acquisti) o la strategia (rimodulazione dell'offerta). La graficizzazione dei dati attraverso dashboard ed indici KPI personalizzati è estremamente utile per avere immediatezza della stratificazione del magazzino, ad esempio grazie al grafico della matrice strategica.
Svalutare correttamente è un obbligo di bilancio, ma evitare che la merce diventi obsoleta è una strategia di profitto. Molte aziende perdono margini di guadagno semplicemente perché non hanno visibilità in tempo reale sulla rotazione dei singoli articoli.
Il mio approccio unisce l'analisi contabile alla potenza della Business Intelligence: grazie a strumenti come SQL, Python e Metabase, è possibile monitorare i "segnali premonitori" dell'obsolescenza, con l'obiettivo di impostare leve commerciali o politiche di acquisto mirate, salvaguardando così la liquidità aziendale prima che la merce si trasformi in un costo irrecuperabile.
Per una prevenzione efficace, è fondamentale monitorare costantemente la rotazione a livello di singolo articolo, partendo dalle giacenze infrannuali ed ancora di più annuali, estraendo dal gestionale:
L'analisi deve escludere i resi, poiché un reso non indica che il bene "giri" (anzi, spesso rientra per problemi di qualità o vendita errata), falsando l'effettiva rotazione. La soglia di obsolescenza (p.es. 18, 24 o 36 mesi senza vendite) va definita caso per caso, in base al settore ed al ciclo di vita tipico dei prodotti.
Spesso è utile elaborare gli stessi dati una seconda volta con parametri più restrittivi, (p.es. 6, 12 o 18 mesi senza vendite), per monitorare quegli articoli che, pur se non ancora obsoleti, rischiano di diventarlo nel breve termine, in modo da potere agire prima di arrivare al Dead Stock.
In alcuni settori, come le aziende legate all'indotto nautico e portuale (dove la gestione dei materiali per commessa richiede una precisione millimetrica per non erodere i margini), alla ricambistica, ferramenta e forniture civili e industriali (dove l'alto di numero di referenze e la tipologia di prodotti rende estremamente complessa la valutazione dell'obsolescenza), all'elettronica di consumo e high-tech (dove i margini sono spesso minimi in un contesto di fortissima concorrenza), solo per fare degli esempi, questo controllo è semplicemente vitale per la stessa sopravvivenza dell'azienda.
Posso integrare i vostri dati gestionali per creare dashboard di monitoraggio.
Richiesta infoUna volta identificata la merce a rischio o obsoleta, si devono valutare le soluzioni più adatte per minimizzare la perdita, ad esempio:
Quando si propende per la rottamazione fisica dei beni, è fondamentale distinguere tra distruzione diretta (effettuata direttamente dal contribuente) e distruzione indiretta (effettuata tramite soggetti terzi autorizzati).
La C.M. n. 193/E del 23/07/1998 e la Sentenza della Corte di Cassazione 26223/2021 confermano che per la distruzione tramite terzi autorizzati è sufficiente dimostrare l'operazione mediante il formulario di identificazione (FIR).
"I contribuenti che necessitano di avviare a distruzione i beni propri, possono procedere all'operazione mediante consegna dei beni stessi a soggetti autorizzati, ai sensi delle vigenti leggi sullo smaltimento dei rifiuti, all'esercizio di tali operazioni in conto terzi, dimostrando, in tal caso, la distruzione dei beni mediante il formulario di identificazione di cui all'art. 15 del decreto legislativo del 5 febbraio 1997, n. 22." — C.M. n. 193/E del 23/07/1998
"Nel caso in cui l’impresa non provveda direttamente alla distruzione dei beni, ma li consegni agli appositi soggetti autorizzati [...] la prova di distruzione dei beni non deve essere fornita con la procedura descritta nei punti precedenti, ma è data semplicemente dall’annotazione sul formulario di identificazione previsto dall’art. 15 del D.Lgs. n. 22/1997." — Corte di Cassazione, Sentenza n. 26223/2021
Il rispetto rigoroso di questi aspetti normativi è fondamentale da un punto di vista fiscale, motivo per cui è essenziale un preventivo confronto con il proprio commercialista di fiducia.
La svalutazione dei beni obsoleti nel bilancio è un obbligo, non una facoltà. Tuttavia, affinché la svalutazione in bilancio sia legalmente corretta, sia civilisticamente che fiscalmente, è indispensabile che, in accordo con gli organi di controllo (revisore, collegio sindacale, CoCoGe, ecc.), vengano strutturati processi idonei e trasparenti:
La scelta tra la svalutazione diretta del valore delle rimanenze e l'accantonamento ad un fondo rischio obsolescenza non è una scelta, ma una procedura rigorosamente disciplinata dagli OIC e dipende dallo stato reale dei beni alla data di chiusura dell'esercizio.
L'OIC 13, al paragrafo 64, precisa chiaramente che il valore del magazzino calcolato con i criteri di valutazione adottati (FIFO, media ponderata, ecc.) deve essere ridotto se i beni "sono divenuti obsoleti o se hanno un lento rigiro". Pertanto per tutti i beni che alla data di chiusura del bilancio siano già obsoleti o a rotazione lenta, occorre tassativamente procedere con la svalutazione diretta, ossia riducendo il valore di questi beni in base al valore di mercato e/o di presumibile realizzo.
In base al principio di derivazione rafforzata, la valorizzazione rimanenze risultante è riconosciuta anche fiscalmente, poiché riflette l'effettivo valore dei beni in questione.
Vi è inoltre un'ulteriore casistica prevista dall'OIC 31, che in casi rari e molto particolari potrebbe riguardare anche il magazzino: il fondo rischi per obsolescenza futura.
Si tratta di un fondo rischi / oneri futuri (sezione B Stato patrimoniale), che riguarda beni che a fine esercizio ruotano regolarmente e non sono ancora obsoleti, ma per i quali si ipotizza un concreto rischio futuro di obsolescenza o di bassa rotazione. In questo caso, l'accantonamento è fiscalmente indeducibile (Art. 107 TUIR) e va recuperato mano a mano che questi beni vengono venduti e/o la situazione di obsolescenza o di lenta rotazione si va a verificare (cosa non sempre semplice, occorre un sistema gestionale estremamente analitico).
Non è assolutamente consentito, magari adducendo mere ragioni di semplificazione (come a volte si vede purtroppo fare) utilizzare il fondo obsolescenza quando alla fine dell'esercizio sono già accertabili le condizioni dell'OIC 13, quali osbolescenza o lento rigiro.
Oltre che tassativamente vietato, in quanto si andrebbe a rappresentare in bilancio un asset ad un valore superiore, questa scelta è anche fiscalmente svantaggiosa in quanto si andrebbero ad anticipare imposte non dovute.
Pertanto, nella stragrande maggioranza dei casi, poiché i beni obsoleti o a rotazione lenta sono normalmente già verificabili alla chiusura dell'esercizio, la svalutazione è generalmente attuata con il metodo della svalutazione diretta ex OIC 13.
La gestione del Dead Stock riguarda in primis le imprese che "vivono" di magazzino, come le attività di commercio all'ingrosso e distribuzione commerciale e quelle di vendita al dettaglio e commercio elettronco. Tuttavia il problema può riguardare anche altre tipologie di attività, come ad esempio quelle di produzione su commessa, che possono trovarsi analoghe problematiche con i materiali utilizzati nella produzione, ed anche quelle di servizi alle imprese con gestione di cantieri, per via di tutto il materiale utilizzato che può sempre nascondere una parte di Dead Stock.
È fondamentale avere sempre chiaro il legame tra Dead Stock e cash-flow: per approfondire come la corretta gestione del capitale circolante influenzi la liquidità potete leggere l'articolo sulla tesoreria e previsione di cassa.
Contattatemi per definire un piano d'azione strategico sulla gestione delle scorte obsolete.
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